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Storia del Gruppo 2001

E’ il carnevale del 1975 quando Paolo Cicero e Massimo Genchi, Enzo Meli e Vincenzo Perrini appena sedicenni, calcano il palcoscenico del Cine Teatro Le Fontanelle rappresentando la loro prima maschera ma in due gruppi diversi (Paolo nel Gruppo 2000, Massimo, Enzo e Vincenzo nel Gruppo Giullari) e con risultati molto diversi, a favore di questi ultimi, a dire il vero.

L’anno seguente Paolo, rovinandosi per sempre, chiama Massimo nel suo gruppo, riconoscendogli non si sa bene quali capacità (scegliendo quanto di peggio si potesse scegliere, come sostengono oggi con malcelata invidia, Vincenzo Perrini e Enzo Meli i quali – come è noto – sono il meglio, almeno secondo loro) e nasce così il Gruppo 2001. Il nome scelto non si è mai capito bene se debba intendersi semplicemente come il risultato dell’operazione (Gruppo) 2000 + 1 o, piuttosto, come un riferimento al film “2001 odissea nello spazio”.

 

Nei primi anni di attività il gruppo, formato da compagni di scuola, si afferma nel qualificato panorama carnevalesco di allora ideando e portando sulla scena delle maschere belle, benché acerbe.

Copione respinto del 1976La prima maschera rappresentata, dal titolo Zoo comunale, si piazza subito al terzo posto ma – a quanto pare – urta la sensibilità di un politico il quale, facendo parte della tristemente nota Commissione per il controllo dei copioni e ritenutosi preso di mira, si vendica immediatamente e così la maschera di martedì, dal titolo Pezzi grossi al confessionale viene censurata.

Stranamente, la stessa maschera riproposta l’anno seguente col titolo Strettamente confidenziale verrà ritenuta degna di essere rappresentata.

A partire dalla fine degli anni ‘70, a Paolo, Massimo, Enzo e Antonello Sferruzza si aggiunge Pasqualino Spallino, proveniente dal gruppo I scarafuna. Le maschere, decisamente più mature rispetto a quelle dei primordi, si arricchiscono di una serie di felici e argute trovate, che cambieranno per sempre la struttura delle rappresentazioni satiriche di carnevale.

Nel 1979, infatti, viene rappresentata la maschera A carte scoperte nel corso della quale viene sfogliato un gigantesco mazzo di carte siciliane sulle quali campeggiano le gigantografie di personaggi, all’epoca molto noti, di ciascuno dei quali viene fatta una pungente parodia. E’ la prima volta in assoluto che nella rappresentazione di una maschera ci si avvale di sussidi fotografici. Il risultato dell’esperimento, in sé e in termini di impatto sul pubblico, è strabiliante. La maschera viene premiata come migliore della serata ma il Gruppo 2001 non vincerà il premio finale. Non era la prima volta e non sarebbe stata nemmeno l'ultima.

Il Gruppo 2001 capisce che quella innovazione può essere ricca di risultati significativi e così l’anno seguente, 1980, si spinge ancora oltre nella sperimentazione e nella maschera Funghi velenosi, per la prima volta, vengono proiettate numerose diapositive di riusciti fotomontaggi a supporto della parodia.

Il binomio satira e immagine, specialmente quando con quest’ultima si riescono a creare delle situazioni paradossali, dimostra di funzionare a meraviglia, come attestato dall’alto indice di gradimento da parte del pubblico. Da allora, a più riprese e con sempre maggiore frequenza, diversi gruppi (molto spesso banalizzandone l’uso) introdurranno supporti iconografici per conferire maggiore incisività alla maschera, che sembra non potersi più sostenere esclusivamente sulla vecchia struttura a base di battute e di gag.

Nel 1981 si aggrega al gruppo Vincenzo Perrini e si completa la trilogia iconografica con la maschera 2001 ciak si gira nel corso della quale vengono proiettati diversi esilaranti filmati come quello relativo alla farmacia Sottile di fresca inaugurazione, alla rapina al Banco di Sicilia e al distributore automatico di sigarette col film montato al rovescio in modo da vedere l’indimenticato Cristoforo Raimondo che, dopo avere prelevato il pacchetto, si vede restituire dalla macchina anche l’importo delle sigarette.

La sterminata folla delle Fontanelle in tripudio, resta la più fedele e viva testimonianza della grandiosità di quella idea e di quella irripetibile maschera che è ritenuta da tutti quelli che hanno avuto la fortuna di godersela, se non la più bella, certamente fra le più belle di tutti i tempi.

Dopo l’apogeo toccato con 2001 ciak si gira non era certo facile ripetersi, ma nel 1983 Paolo, Massimo e Pasqualino mettono in scena Arrivederci a forse mai (tragico presagio, dato che non ci si sarebbe più rivisti alle Fontanelle, chiuso per sempre nel 1984), una maschera molto bella e molto riuscita che riprende l’idea della proiezione di diapositive del 1980 per ricostruire, fra l’altro, in maniera strabiliante due comiche disfide di cui molto si parlò all’epoca: quella fra Antonio Venturella, insidiato nella sua egemonia di fruttivendolo principe della piazza dal vicino salumiere Micu Nantista improvvisatosi operatore ortofrutticolo, e l’altra, mai del tutto appianata, fra i fratelli Fiasconaro dell’Extra Bar e i fratelli Naselli, che avevano da poco rilevato e rimesso a nuovo il dirimpetto Cin Cin Bar.

Con la fine del carnevale 1984, in occasione del quale il Gruppo 2001 presenta una maschera preparata in tutta fretta e non riuscita, il glorioso Cine Teatro Le Fontanelle, esattamente trent’anni dopo la sua inaugurazione (19 marzo 1955), chiude i battenti e si entra così nel lungo periodo comatoso del veglione di carnevale e delle maschere che sopravvivono a stento, al di fuori della loro culla di sempre, nelle sale da ballo, in piazza, al Cine Astra, al cospetto di un pubblico a volte numeroso ma assai diverso da quello altamente qualificato delle Fontanelle.

In quegli anni i 2001, che mai hanno voluto esibirsi in un posto che non fosse un teatro, si avvalgono delle significative collaborazioni di Enzo Meli (1985), Enzo Cucco (1987) e Gioacchino Cannizzaro (nel triennio 1987-1989) e, sia pure tra mille difficoltà, sono presenti sul palco con il vecchio spirito e con delle maschere molto belle e assai gradite che rivisitano, sempre più da vicino, le vicende della vita politica del paese, senza però dimenticare personaggi, fatti di costume e curiosità.

Ci piace sottolineare, non senza un pizzico di emozione, che le maschere di quegli anni, realizzate a costo di enormi sacrifici, dato che in quel periodo nessuno dei componenti il gruppo risiedeva a Castelbuono, furono fortemente volute anche per premiare gli onerosi sforzi di Piero e Enzo Macaluso i quali si prodigarono con ogni mezzo per salvare la maschera e il veglione, riuscendo nella non facile impresa di colmare di pubblico la sala del Cine Astra fino al 1990, anno in cui sul veglione cala dapprima il sipario e, successivamente, una pietra tombale.

Dopo i non felici tentativi di innalzare la Piazza a luogo deputato alla rappresentazione delle maschere, con palchi improvvisati su orribili cassoni di autocarri, finalmente, nel 1999, dopo nove anni di catalessi, grazie all’iniziativa di alcuni uomini di buona volontà e alla disponibilità a rimetterci la faccia dei due gruppi più longevi – i 2001 e i niputi dâ zza Cicca, protagonisti di accesissime sfide dipanatesi nel corso degli anni ’70 e ’80 e risoltesi in uno strascico di polemiche – il veglione riapre i battenti al Cine Teatro Astra. Ma questa è un’altra storia che, per quanto recente, merita di essere raccontata a parte, anno per anno.

Si perdonerà la franchezza e l’immodestia ma se oggi Castelbuono ha ancora la sua tradizione delle maschere di Carnevale, assolutamente unica in Italia, questo merito va ascritto al Gruppo 2001 e ai Niputi dâ zza Cicca i quali – non era facile dopo tanti anni di inattività –, attingendo alla passione e alla perizia di sempre, sono riusciti a imprimere nuovo slancio alla manifestazione, a ricostruire la magica atmosfera di un tempo e a coinvolgere diversi nuovi gruppi che oggi si candidano come continuatori di questa atavica tradizione. Tutto questo, ripensando alla situazione degli anni ’90, è quanto meno miracoloso.

Chi, oggi, accusa il Gruppo 2001 di lavorare per la distruzione del veglione, dimostra in maniera lampante che quando il Gruppo 2001 e i Niputi dâ zza Cicca salvarono questa manifestazione da morte constatata, costui o costoro non avevano neppure idea di che cosa fosse la maschera di carnevale a Castelbuono. A meno che, e questo sembra più verosimile, le argomentazioni addotte oralmente o per mezzo della carta stampata non sono frutto di ragionamenti capziosi che si nutrono di una non specchiatissima onestà intellettuale.

Nel 1981 si aggiunge al gruppo Vincenzo Perrini e si completa la trilogia iconografica con la maschera “2001 ciack si gira” nel corso della quale vengono proiettati diversi esilaranti filmati come quello relativo alla farmacia Sottile di fresca inaugurazione, alla rapina al Banco di Sicilia e quello sul distributore di sigarette col filmato montato al rovescio in modo da vedere l’indimenticato Cristoforo Raimondo che, dopo avere prelevato il pacchetto, si vede restituire dalla macchina anche l’importo delle sigarette.

La sterminata folla delle Fontanelle in tripudio, resta la più fedele e viva testimonianza della grandiosità di quella idea e di quella irripetibile maschera che è ritenuta da tutti quelli che hanno avuto la fortuna di godersela, se non la più bella, fra le più belle di tutti i tempi.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 01 Aprile 2014 18:27 )